Il B-day incombe!

Gennaio 14, 2019

Domani sarà il B-Day, il giorno della Brexit, quando il Parlamento a Londra deciderà se accettare o meno l’accordo polemico di Theresa May.

Nel caso fosse respinto, il Primo ministro avrebbe tre giorni lavorativi per produrre un ‘Piano B’, con il voto della ‘Camera dei comuni’ previsto lunedì prossimo. Se il voto è di nuovo negativo, il Regno Unito lascerà l’Unione europea il venerdì 29 marzo senza alcun accordo d’uscita convenuto.

Mercoledì, quando la Signora May potrebbe essere a Bruxelles per provare a formare un ‘Piano B’, l’Alleanza evangelica europea festeggerà i suoi 25 anni d’impegno nei circoli dell’Unione europea, dopo l’apertura di un ufficio socio-politico lì nel 1994. Una forte influenza dietro le quinte della legislazione europea sulla libertà di religione, di culto, di pensiero e di coscienza è stata il frutto diretto di quest’ufficio.

La celebrazione prevede una discussione sull’integrazione dei Musulmani in Europa, una questione preponderante nel quarto di secolo da quando Julia Doxat-Purser era stata nominata per lanciare l’ufficio.

Nel 1992, avevo incontrato Julia a Bruxelles e le avevo chiesto di aiutarmi ad organizzare una consultazione per i dirigenti evangelici d’Europa, per riflettere sulla relazione dei Cristiani e delle chiese con ciò che era all’epoca la Comunità europea.

Preghiera?
Dopo essere diventato direttore europeo di Gioventù in Missione nel 1990, mi ero chiesto cosa dovevano pensare i Cristiani su ciò che tanti sospettavano di essere la ‘bestia’ nascente a Bruxelles. Ho quindi organizzato una riunione per il nostro gruppo di dirigenza con un funzionario della Commissione europea.

Con nostra grande sorpresa, il funzionario chiese d’iniziare con la preghiera, prima di iniziare la riunione con la storia di Robert Schuman – una storia cristiana di perdono e di riconciliazione per la ricostruzione dell’Europa del dopoguerra così diversa dalle cospirazioni delle quali avevo sentito parlare. I dirigenti cristiani ovunque dovrebbero sentire questa storia, pensavo, e ho chiesto al funzionario di aiutarci ad organizzare una consultazione per i leader evangelici.

E quindi EUROPA ’92 era stata organizzata, con circa cinquanta dirigenti presenti. Fra gli oratori erano Jérôme Vignon, il braccio destro del Presidente della Commissione, Jacques Delors, e Sir Fred Catherwood, vicepresidente del Parlamento europeo e più tardi Presidente dell’Alleanza evangelica britannica.

Uno dei risultati diretti è stata la richiesta per Julia di aprire un ufficio socio-politico a Bruxelles per l’Alleanza evangelica europea. Un altro era una serie di eventi annuali che Julia, me stesso ed altri abbiamo organizzato, il New Europe Forum (Forum Nuova Europa) ed il New Europe Student Forum (Forum di studenti Nuova Europa). Un terzo era l’affermazione seguente, affrontando fondamentalmente la domanda in testa alla Signora May oggi: “Quale relazione dovremmo avere con Bruxelles?”

L’AFFERMAZIONE DI BRUXELLES 1992

Noi, un gruppo di dirigenti evangelici proveniente da varie organizzazioni e chiese in Europa, partecipando alla consultazione EUROPA 92, affermiamo:

  1. il nostro bisogno di rivalutare i nostri atteggiamenti nei confronti del processo dell’Unione europea in generale, e della Comunità europea (oggi Unione) in particolare, e di pentirci della nostra apatia rispetto ad ogni implicazione in questo processo;
  2. che l’istituzione del governo, sia nazionale o multinazionale (come nel caso dell’Impero romano o della CE/UE), è una sfera d’autorità stabilita da Dio (Romani 13:1-7); e che i funzionari ed i politici sono chiamati “ministri di Dio” (diakonos –  Romani 13:4), e devono essere ubbiditi quando operano nel quadro della loro autorità data da Dio;
  3. che noi, Cristiani, abbiamo un dovere primario di pregare per tali rappresentanti governativi, sia negli Stati nazioni sia nella CE/UE, per un governo saggio e giusto, affinché le condizioni di “tranquillità e pace” sociali possano facilitare la predicazione del vangelo (1 Timoteo 2:1-4);
  4. che la visione originale della CE/UE non era principalmente economica, ma invece, conforma ai valori biblici, con lo scopo di riconciliare le nazioni europee in una vera comunità di nazioni, lasciando da parte i loro “battibecchi tribali”;
  5. che nel mondo reale, i risultati non seguono sempre le intenzioni, e che diversi settori di preoccupazione hanno bisogno di un controllo continuo:
  • la tendenza di vedere i valori economici e materiali imporsi nei processi decisionali della CE/UE;
  • una carenza democratica potenzialmente allarmante in questi processi, che potrebbero condurre ad abusi di potere;
  • la velocità dell’evoluzione, nel corso di questi ultimi anni che aumenta il pericolo i processi decisionali autocratici;
  • la possibilità che le ideologie non bibliche possano dominare i valori spirituali che guideranno la nuova Europa;
  1. che dobbiamo esplorare e cogliere le numerose opportunità create dal processo dell’unità europea,
  • per l’evangelizzazione e la missione in quei paesi con libertà limitata di culto;
  • per un azione collettiva nell’ambito di aiutare la ricostruzione dei paesi d’Europa centrale ed orientale recentemente liberate;
  • affinché i cristiani evangelici aiutino a modellare il carattere ed i valori spirituali della nuova Europa nascente.
  1. che i problemi sfidando l’Unione europea e la vera comunità oggi, quali il razzismo, il nazionalismo, l’ascesa dell’Islam, l’influsso dei profughi e l’ambiente, possono essere superati in sufficienza solo in base ad una prospettiva biblica, che trascende la razza, la nazione e la cultura, che offre una speranza sicura permettendo la tolleranza delle ideologie rivali, che chiama il popolo di Dio all’ospitalità e alla compassione, e che richiede una gestione saggia delle risorse terrestre;
  2. e che la potenza del Vangelo ha la capacità di preservare (sale) e di salvare (luce), e che dobbiamo quindi applicare la parola di Dio in ogni sfera di vita colpita dal peccato, comprese la politica, l’economia o le questioni sociali.




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