Morte… e risurrezione!

aprile 22, 2019

La fede cristiana è una questione di morte… e di risurrezione!

Questo pensiero memorabile dall’eccellente libro sull’Europa di Philip Jenkins, God’s Continent (Il Continente di Dio), continua di nutrire la mia speranza per questa parte del mondo che è stata la più plasmata dalla storia di Gesù – e dal suo rigetto.

Perché il messaggio di Pasqua che abbiamo commemorato in quest’ultimo fine settimana è un messaggio di speranza per l’Europa: che dopo la morte viene la vita nuova, e che lo Spirito Santo è all’opera per muoversi in modi nuovi ed inaspettati, in una nuova vita di risurrezione quando tutto sembrava perso.

Tante sono state le predizioni della scomparsa della Chiesa in Europa, certe giubilanti, altre deplorevoli. Tuttavia, così come con il racconto originale della Pasqua, la storia non è finita. Quel che sembra essere la fine può diventare un nuovo inizio.

Nonostante il dibattito intorno all’Europa diventando religiosamente pluralista e postcristiana, la fede cristiana rimane il quadro di riferimento per le culture nazionali in tutto il continente. Il Cristianesimo rimane la cultura dominante, quel che i sociologi chiamano la leitkultur. Anche se la filosofia pluralista vede tutte le religioni come essendo di uguale valore, la maggioranza degli Europei secolari vede ancora il Cristianesimo come la ‘loro’ religione quando cerca un senso spirituale.

Intuitivo

La risposta sconvolta di fronte all’incendio di Notre-Dame di Parigi la settimana scorsa – sia in Francia sia nel mondo intero – ha rivelato una coscienza almeno intuitiva dell’importanza di questo edificio aldilà della sua evidente attrazione per i turisti; è uno dei siti d’Europa più visitati dai turisti con quasi 14 milioni di visitatori all’anno – più di 38000 al giorno!

Come tutte le cattedrali, Notre-Dame è un testimone silenzioso della storia che ha profondamente plasmato l’Europa. Nella società medievale, la cattedrale rispecchiava la realtà più alta del mondo invisibile, incarnando l’integrazione della società intorno a Cristo. La forma in croce della cattedrale – con il transetto essendo la parte orizzontale della croce, intersecando all’altare e separando la navata dal coro e dal santuario – rispecchiava sia la testa, le braccia, il busto e le gambe dell’uomo. L’uomo era un microcosmo del macrocosmo. L’uomo era il tempio di Dio: l’altare era il cuore.

La cattedrale integrava tutte le forme d’arte, comprese l’architettura, la muratura, la scultura, la pittura, la vetrata, la tessitura, la tappezzeria, la musica e la coreografia liturgica. Quasi tutti in città erano coinvolti nella costruzione di un progetto comune.

I direttori del coro di Notre-Dame erano i pionieri degli sviluppi nella notazione musicale per il tempo e per l’intensità. Da questo luogo, il mottetto (dal francese ‘mot’, significando parola) si è sparso in tutta l’Europa nel tredicesimo secolo, introducendo un’armonia a quattro voci – il soprano, l’alto, il tenore, ed il basso.

Testimonianza

Quando sono stato informato dell’incendio la settimana scorsa, in uno scalo a Pechino nel mio volo di ritorno, dalla Nuova Zelanda verso l’Europa, il libro di George Weigel, La Cattedrale e il cubo, mi è tornato in mente. Il titolo del libro contrasta le due visioni del mondo rappresentate dai due edifici iconici parigini: la Cattedrale Notre-Dame e La Grande Arche, L’Arco della Difesa in forma cubica, costruita come monumento all’umanità e agli ideali umanitari. Weigel suggerisce che il cubo di 110 metri di altezza è una dichiarazione secolare deliberata, che l’umanismo può inghiottire la superstizione e la religione, rappresentate dalla cattedrale alta di ‘soltanto’ 68 metri. Egli pone la domanda di sapere quale delle due visioni del mondo può sostenere il futuro.

Jean-Claude Guillebaud, l’autore francese di La refondation du monde (La rifondazione del mondo) (2001), risponde che il 20° secolo è stato il secolo della disillusione. Il marxismo, l’evoluzione, il socialismo, l’edonismo, il consumerismo, la globalizzazione, l’umanismo, il scientismo ed il militarismo hanno tutti fallito. Il Cristianesimo aveva inventato l’idea dell’individuo, egli sostiene, e la nozione d’uguaglianza. Il futuro, egli crede, deve essere rifondato sulle fondazioni giudeo-cristiane.

L’incendio mi ha ricordato della testimonianza che avevo sentito nella Colazione di preghiera a Bruxelles della conduttrice televisiva e comica francese, Frigide Barjot (una parodia di Brigitte Bardot). Un’estroverta bionda di 50 anni, auto-descrivendosi come ‘un’anarchista dell’amore’, Barjot era diventata una personalità nazionale nel 2013 quando diresse delle marcie di oltre un milione di persone opponendosi alla legislazione introducendo il matrimonio omosessuale, insistendo che ogni bambino dovrebbe avere il diritto di avere un padre ed una madre. Proveniente da uno sfondo non religioso, da genitori divorziati, Barjot parlò di un bivio in una fase disperata della sua vita, quando un amica l’aveva portata ad un concerto d’organo a Notre-Dame. Si era seduta, affascinata da un sentimento inaspettato della presenza di Dio, rimanendo per un lungo tempo dopo la fine del concerto e dopo le preghiere dell’inizio della funzione religiosa successiva. Il sermone sull’amore di Dio che seguì ha trasformato la sua vita per sempre.

La risurrezione personale di Barjot dalla morte spirituale è successa, succede e succederà ancora tante volte a livelli personali e comunitari. Dio non ha ancora finito con l’Europa! Come Pasqua ce lo dice, i giochi non sono ancora fatti.

Ecco perché organizziamo il Forum sullo stato dell’Europa quest’anno a Bucarest, un programma di master in leadership di missioni ed in studi europei, che inizierà dal 17 al 20 giugno prossimo ad Amsterdam, ed il Masterclass per gli studi europei ad Amsterdam quest’estate (dal 30 luglio al 3 agosto). Siete benvenuti!




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