Parlare con Dio

agosto 5, 2019

Come possiamo nutrire le nostre vite spirituali attingendo dai pozzi storici? Era il tema delle nostre meditazioni quotidiane nel Masterclass per gli studi europei la settimana scorsa ad Amsterdam.

Con una dozzina di partecipanti venuti da cinque paesi europei, abbiamo esplorato alcune delle numerose risorse ricche spesso ignorate nei circoli di chiese libere, certe risalendo ai Padri del Deserto e ai Padri della Chiesa primitiva.

Henri Nouwen aveva descritto le voci di antichi eremiti egiziani come esprimendo una sapienza, nascosta agli eruditi, rivelata a semplici bambini, e meritando di essere ricercata. Rowan Williams, ex arcivescovo di Canterbury, scriveva che la spiritualità dei Padri e delle Madri del Deserto risuonava fortemente con domande che tanti fanno oggigiorno: Come possiamo scoprire la verità su di noi? Come viviamo in relazione con gli altri? Cosa c’insegna il deserto sulle nostre priorità?

Una ricca tradizione è quella della Chiesa d’Armenia, la prima nazione ad adottare ufficialmente il Cristianesimo nel 301, prima che Costantino diventasse imperatore. Qui era una tradizione fortemente influenzata dalla tradizione copta d’Egitto. In un viaggio in Armenia quasi vent’anni fa, ho incontrato Thomas Samuelian, il traduttore d’un classico della letteratura devozionale vecchio di mille anni, da San Gregorio di Narek, chiamato ‘Parlare a Dio dalla profondità del cuore’. Non ho mai incontrato un linguaggio così ricco, descrittivo, eloquente, immaginativo, articolato e originale come in questo grande volume, con un manoscritto originale armeno sulla pagina di sinistra, e la traduzione inglese sull’altra pagina (vedi la foto). Il nostro linguaggio d’adorazione contemporaneo sembra essere così pallido in paragone.

Il Libro delle Preghiere di San Gregorio è stato paragonato ai salmi di Davide e alle Confessionid’Agostino, tante essendo meditazioni sui salmi, ed esprimendo i ‘sospiri del cuore’. Soffrendo di malattia in fase terminale, Gregorio è molto personale nelle sue preghiere pastorali. Ci ricorda che la gente è stata la stessa nel corso dei secoli, e che Dio può ancora essere avvicinato nello stesso modo che i ricercatori hanno cercato la sua presenza sin dalla Chiesa primitiva.

Un’altra corrente fortemente influenzata dalla tradizione copta era la spiritualità celtica che si è goduta un risveglio nei pochi decenni recenti. Come l’ho scritto prima, l’influenza delle origini orientali della vita monastica celtica può essere trovata nelle regole monastiche, l’architettura in forma d’alveare delle celle dei monaci, le torri e la disposizione circolare delle comunità e le illuminazioni di certi manoscritti celtici sono chiaramente copiati da fonti copte.

Ray Simpson, Andy Raine e Philip Newell fanno parte di quelli che hanno sviluppato delle risorse di meditazione e d’adorazione basate sulla spiritualità celtica. Degli elementi di questa spiritualità includevano una forte coscienza della presenza di Dio nel suo creato; un enfasi sullo stile di vita di comunità vissuto quotidianamente, che la gente e le relazioni avevano più importanza delle cose e della reputazione; che le donne e gli uomini erano uguali nel regno di Dio e che si condividevano i doni per la responsabilità; che la contemplazione e la preghiera, da un lato, erano uniti con l’azione e l’impegno dall’altro.

San Benedetto è un’altra voce del primo millennio ancora sentita oggi dalle moltitudini attraverso la Lectio Divina, la lettura divina. Anche se Origene sviluppò la riflessione e l’interpretazione scritturali già nel terzo secolo, influenzando altri padri della chiesa quali Ambrogio ed Agostino, fu Benedetto, nel sesto secolo, che formalizzò un modo particolare di meditazione per i monaci dell’ordine che aveva stabilito, il quale diventò standard per il monachesimo occidentale.

Le quattro tappe di base della pratica benedettina erano formulate da Guigo II, nel dodicesimo secolo, come essendo: Lectio (leggere), Meditatio (meditare), Oratio (pregare) e Contemplatio (contemplare). La Scrittura non era avvicinata come un testo da essere studiato ma come un banchetto intorno alla Parola di Vita. Prendere un boccone (lectio) portava a masticare (meditatio), seguito da assaporare la sua essenza (oratio) e finalmente digerirla (contemplatio).

Il movimento di Devozione moderna emerse nei Paesi Bassi nel trecento e nel quattrocento, portando un rinnovo spirituale in risposta alla scolastica dell’epoca. I Fratelli e le Sorelle della Vita comune, proveniente da Deventer e da Zwolle, diventarono fortemente influenti nei monasteri del Nord Europa. L’opera classica di Tommaso da Kempis, La imitazione di Cristo, diventò il libro di devozione più popolare nella storia cristiana occidentale. Era essenzialmente il manuale di disciplina del movimento, ancora rilevante per noi oggi, nonostante degli elementi chiaramente pre-Riforma.

Il Breviario di Lutero incoraggia il lettore a seguire l’anno liturgico, giorno dopo giorno, con un versetto della Bibbia e la sua interpretazione da Martin Lutero. Il movimento pietista del seicento e del settecento portò un rinnovo nella devozione personale nel Luteranesimo tradizionale, e nel 1728, il movimento morava iniziò a produrre dei testi quotidiani conosciuti come Losungen (Parole d’ordine), usati oggi in sessantadue lingue nel mondo intero.

Abbiamo finito la nostra settimana leggendo la preghiera quotidiana del 2 agosto del Libro della Preghiera comune, una compilazione contemporanea di varie fonti della storia, enfatizzando il ‘noi’ invece di ‘me’ nella lode e nella devozione. Molto apprezzato!




Rispondi