Tempo e storia

ottobre 8, 2018

Il quindicesimo di una serie di progetti di capitoli per un libro da salotto illustrato e di stile popolare sul modo in cui la Bibbia ha modellato molti aspetti delle nostre vite occidentali.

Nello sviluppo del concetto occidentale del tempo, degli orologi e dei calendari inventati per misurare la sua progressione, la Bibbia ha giocato un ruolo centrale.

Le prime parole del libro di Genesi: “Nel principio…”, introducevano una visione lineare del tempo, radicalmente diversa dai cicli e dalle reincarnazioni senza fine delle civilizzazioni millenarie.

La Bibbia parla del ‘Giorno del Signore’ e della fine dei tempi. Tempo e storia hanno sia un inizio sia una fine. La Bibbia è l’unico libro sacro che prende la storia sul serio. La storia biblica è radicata nel tempo e nello spazio. La storia è importante. Le feste ebraiche commemoravano gli eventi del passato. O la nascita, la morte e la risurrezione di Gesù sono avvenute, e la fede cristiana è vera, oppure non sono avvenute e tutto è semplicemente un mito.

L’Antico Testamento inizia con dei libri storici, finisce con dei libri profetici proponendo delle prospettive d’avvenire, e nel mezzo vi sono dei libri di sapienza per la vita presente. Passato, presente, futuro. Il Nuovo Testamento ha una struttura simile. Inizia con dei libri storici, finisce con dei libri profetici, e contiene delle lettere con istruzioni per vivere nel presente, alla luce del passato di Dio e del suo futuro.

Secondo il teologo svizzero Emil Brunner, questa concezione lineare diede vita al concetto di speranza: “il cristianesimo ha insegnato al mondo a sperare, cioè di vivere nel presente alla luce dell’avvenire”.

La percezione secolare lineare del tempo, escludendo un Dio sovrano della storia, era una progenie illegittima del concetto biblico ed era alla base del mito del progresso dominante nelle società occidentali fino agli ultimi anni.

Nel corso dei millenni, numerose civilizzazioni hanno tentato di capire e di misurare il tempo: Egiziani, Babilonesi, Assiri, Romani, Cinesi, Maya, Ebrei e Musulmani. Gli anni sono stati spesso misurati in termini di regno dei rei e degli imperatori: ad esempio Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare… (Luca 3:1).

Il nostro calendario occidentale, ora usato nel mondo intero, è diventato indispensabile per la coordinazione delle attività della maggioranza della popolazione mondiale che prenda un treno o un aereo, che partecipi a riunioni o ad appuntamenti, che porti e vada a prendere i bimbi dalla scuola e che organizzi altre numerose attività quotidiane.

Questo calendario ha evoluto nel corso di un lungo processo, iniziando dal calendario romano. Giulio Cesare riformò un vecchio calendario lunare romano, presumibilmente creato da Romolo, il primo re di Roma, nel 735 a.C. – l’anno 1 del calendario romano. Cesare cambiò il sistema romano per una base solare, dopo aver imparato il calendario egiziano nel corso della sua relazione con Cleopatra.

Costantino considerava il Cristianesimo un mezzo per unificare il suo vasto impero ed adottò tre cambiamenti maggiori nel calendario di Cesare. La domenica, il giorno della risurrezione di Cristo, diventò il primo giorno di una settimana di sette giorni, rispecchiando la storia della creazione di Genesi. In secondo luogo, introdusse i giorni di feste cristiane nel calendario, quali Natale, con una data fissa. In terzo luogo, stabilì Pasqua come festa annuale, la prima domenica dopo il primo plenilunio seguente l’equinozio (quando il giorno e la notte sono di uguale lunghezza). Questa variava da un anno all’altro.

Siccome nessuno aveva ancora scoperto la durata esatta dell’anno, questo calendario si rivelò incorretto e seminò tanta confusione. Vari monaci eruditi continuarono a migliorare il calendario, spesso in conflitto con i loro superiori che disapprovavano un tale tentativo ‘non spirituale’.

Dionigio il Piccolo, un abate di Roma, introdusse il concetto di Anno Domini, ‘per conoscere meglio le fondamenta della nostra speranza’. Il suo calcolo, forse sbagliato di quattro anni, è tuttora la datazione che usiamo oggi.

Benedetto concepì delle regole monastiche che sarebbero state usate in modo universale. Delle preghiere dovevano essere pronunciate nella terza, nella sesta e nella nona ora. Avendo bisogno di mezzi per misurare le ore e annunziarle, schierò degli orologi idraulici, dei quadranti solari ed un orologio a incenso. Finalmente, gli orologi meccanici furono inventati e, nel 13° secolo, regolarono ampiamente le preghiere monastiche.

La campana, inventata all’epoca di Carlo Magno, trasformò pure la vita attraverso la Cristianità. Chiamata clocca in latino medievale, la campana fu sistemata sia in chiesa sia nei monasteri. Lo stile di vita, sia dei cittadini sia dei contadini, era regolamentato dalle campane per la preghiera o la liturgia.

I giorni dei santi iniziarono a riempire il calendario della società, certi prendendo un senso nazionalistico o secolare: ad esempio il giorno di San Patrizio per gli Irlandesi del mondo intero; e San Nicola che si è mutato successivamente in Babbo Natale. Che lo riconosciamo o meno oggi, l’influenza della Bibbia si ritrova nel nostro uso dei calendari, degli orologi, delle campane e delle festività.

La Bibbia parla ugualmente del tempo non misurato in giorni ed annate (il tempo kronos), ma piuttosto in funzione della maturità o della pienezza (il tempo kairos): ad esempio “ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio” (Galati 4:4). La Bibbia parla pure di ciò che Agostino ha chiamato ‘il tempo sagrato’, l’eternità. Mentre tanti hanno provato a calcolare la fine dei tempi, partendo dalla Bibbia, il consiglio di Agostino era che solo Dio doveva saperlo.




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