Una rivoluzione di verità

settembre 9, 2019

Il quinto di una serie sulla rivoluzione spirituale dietro alla caduta del comunismo trent’anni fa:

Nelle ultime sei settimane del 1989, la rivoluzione di velluto, in ciò che era all’epoca la Cecoslovacchia, ha visto la transizione non violente di potere, da un regime a partito unico verso una repubblica democratica parlamentare.

Culminò con l’inaugurazione presidenziale surreale del drammaturga dissidente Václav Havel con plebiscito pubblico nel castello di Praga il 29 dicembre. In questo modo finirono quarantun anni di regime comunista in Cecoslovacchia.

Il catalizzatore di questa rivoluzione era la manifestazione studentesca il 17 novembre a Praga. La polizia antisommossa si era schierata per reprimere la manifestazione marcando il cinquantesimo anniversario della repressione violente d’un’altra manifestazione studentesca del 1939. Questa era contro l’assalto nazista dell’università carolina di Praga, e risultò con 1200 arresti e nove omicidi. L’evento del 1989 suscitò più manifestazioni: due giorni dopo, i manifestanti erano 200.000. Il giorno dopo, 500.000 persone presero le strade. In quattro giorni, la direzione del partito comunista aveva dato le dimissioni, ed il 27 novembre, quasi tutta la popolazione di Cecoslovacchia partecipava ad uno sciopero generale di due ore.

Con altri governi del Patto di Varsavia crollandosi intorno a loro, il partito comunista riconosceva i segnali. Annunziò la fine dello stato a partito unico il 28 novembre. Delle barriere a filo spinato ai confini della Germania ovest e dell’Austria furono rimossi all’inizio del mese di dicembre. Il 10 dicembre, il primo governo maggioritariamente non comunista fu nominato ed il 28 dicembre, Alexander Dubček, dirigente della primavera di Praga fallita del 1968, era eletto presidente del parlamento.

Il giorno successivo, Havel si trovò trasportato al castello di Praga da presidente nazionale, e la rivoluzione di velluto era completa. Nel giugno 1990, la Cecoslovacchia organizzò le sue prime elezioni democratiche sin dal 1946.

Libertà religiosa

Più di un anno prima, tuttavia, il 25 marzo 1988 a Bratislava, una manifestazione era organizzata, ed è riconosciuta come il primo evento pubblico importante conducendo alla distruzione del regime comunista in Cecoslovacchia. Gli istigatori della manifestazione erano dei dissidenti cattolici romani agitandosi per la libertà religiosa in Cecoslovacchia. Cinquemila slovacchi protestavano da una piazza centrale con candele in mano, e altri seimila nelle strade circondanti. La polizia segreta bloccò l’ingresso della piazza principale, usando dei cannoni ad acqua contro i manifestanti prima di attaccarli con bastoni.

Eppure, prima ancora, i testi e gli atti personali di Václav Havel nel decennio precedente aveva, più di ogni altra cosa, svegliato la coscienza del suo popolo, e di quelli ben fuori dai loro confini nazionali. Profondamente influenzati dallo scrittore esiliato  Solženicyn, Havel credeva ugualmente nel bisogno di dimensione spirituale in politica e ripeteva l’esortazione del russo di rifiutare di vivere sotto la menzogna.

Havel ha tradotto nel suo contesto l’esortazione di Solženicyn ai suoi lettori di scegliere di non “firmare, scrivere o stampare in alcun modo una sola frase che, secondo lui, deforma la verità”;… di non “partecipare a manifestazioni e riunioni se sono contrarie ai loro desideri”;… “uscire da una riunione, una sessione, una conferenza, una diffusione d’un film se sente un oratore dire delle bugie, o diffondere un nonsenso ideologico o una propaganda vergognosa…”

Origini trascendentali

Nel 1978, Havel distribuì clandestinamente il suo saggio vietato, Il potere dei senza-potere, condividendo il modo in cui delle comunità scollegate d’individui uniti per una causa comune potevano ledere i regimi oppressivi usando l’arma della verità. Tradotto in varie lingue, fu adottato come manifesto per la dissidenza in Cecoslovacchia, in Polonia ed in altri regimi comunisti.

Havel era membro fondatore del movimento della Charta 77, il cui motto era: La verità prevale per chi vive nella verità. Carcerato più volte per levarsi per la verità, Havel s’ispirò da una lunga tradizione di dissidenti risalendo al riformatore ceco ed eroe nazionale del quattrocento, Jan Hus. Dichiarava più volte le parole di Hus, la verità prevale, facendone più tardi il suo motto presidenziale. Ripetutamente nella sua campagna contro la menzogna e l’oppressione, dichiarava che “la verità e l’amore devono trionfare dalla menzogna e dall’odio”.

Havel riconosceva che la verità e l’amore avevano origini trascendentali. Se la democrazia non era soltanto per sopravvivere ma per crescere efficacemente, egli diceva, doveva “rinnovare il suo rispetto per quest’ordine immateriale che non è soltanto sopra di noi ma anche in noi e fra di noi e che l’unica fonte possibile ed affidabile del rispetto dell’uomo per lui stesso, per gli altri, per l’ordine della natura, per l’ordine dell’umanità, e quindi ugualmente per l’autorità secolare.”

Anche se non era membro attivo di chiesa, deplorava “la grande partenza da Dio” senza parallelo nella storia del nostro mondo. La crisi mondiale era radicata nella condizione spirituale della civilizzazione moderna, la perdita d’esperienza del trascendentale.

“Dal momento in cui l’uomo ha iniziato a considerarsi come essendo la fonte del più grande significato nel mondo e la misura di tutto,” scriveva in Disturbando la pace, “il mondo iniziò a perdere le sue dimensioni umane, e l’uomo iniziò a perderne il controllo.”

Secondo le parole di James Sire, Havel era diventato la coscienza intellettuale della politica internazionale.




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