Vivere insieme nella pace

ottobre 30, 2018

Il diciottesimo di una serie di progetti di capitoli per un libro da salotto illustrato e di stile popolare sul modo in cui la Bibbia ha modellato molti aspetti delle nostre vite occidentali.

LA BIBBIA, LE NAZIONI UNITE E L’UNIONE EUROPEA

Oggi le Nazioni unite e l’Unione europea sono criticate da ogni parte, da persone credenti o meno. Quando ci domandiamo perché e come le Nazioni unite e l’Unione europea nacquero, si scopre che tanti fra gli iniziatori principali erano motivati da valori ed ideali biblici.

Potrebbero esistere questi enti senza ispirazione biblica?

Quando scoppiò la guerra, Sir Winston Churchill, che non è mai stato un membro attivo della chiesa, allertò i Britannici: “la Battaglia della Gran Bretagna sta per iniziare. Da questa battaglia dipende la sopravvivenza della civilizzazione cristiana.”

Mentre la guerra infieriva in tutta l’Europa e oltre, il desiderio di costruire un mondo nel dopoguerra libero e pacifico incitò Franklin Roosevelt ad articolare “le quattro libertà fondamentali dell’uomo”: la libertà d’espressione, la libertà di culto, la libertà dal bisogno e la libertà dalla paura.

Queste idee germineranno nel corso degli otto anni seguenti, nella fondazione delle Nazioni unite, nel 1945, e nella formulazione della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948), il cui primo articolo era formulato così: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Il Dr. Charles Malik, un cristiano libanese, fu uno dei redattori della Dichiarazione universale dei diritti umani e diventò più tardi il presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni unite. Il Segretario di Stato americano, John Foster Dulles, dichiarò che ‘le forze cristiane’ erano state le principali responsabili che diedero alla Carta delle Nazioni unite ‘un anima’ nella dedizione in materia di diritti umani; fra cui la Cina pre-comunista (molto influenzata dalle università delle missioni protestanti) ed i governi dell’America latina cattolica. Eleanor Roosevelt, una persona chiave nell’elaborazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, pregava ogni sera: “salvaci da noi stessi e mostraci la visione di un mondo rinnovato.”

Vincere la guerra era una cosa; salvaguardare la pace ne era un’altra. Dimentichiamo facilmente quanto gli anni del dopoguerra erano instabili, con gli sforzi del Kremlino di rovesciare le democrazie nascenti della Francia, dell’Italia, della Spagna e della Germania Ovest.

Mentre l’America incitava i dirigenti dell’Europa occidentale a formulare dei piani per riportare la Germania Ovest nella comunità delle nazioni democratiche, essa presentò il Piano Marshall come un insieme di misure economiche cercando di rilanciare l’economia, e creò l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico Nord (NATO) come un ombrello protettore contro la minaccia sovietica. Seppur essenziale nel restauro dell’Europa occidentale, queste iniziative assomigliavano ad un ponteggio all’esterno di un progetto di costruzione. Il processo di rinascimento e di ricostruzione necessitava un’iniziativa autoctona.

Il momento cruciale per l’avvenire dell’Europa (comprese, a lungo termine, l’Europa centrale e dell’Est) ebbe luogo il 9 maggio 1950, quando il ministro francese degli Affari esteri sorprese il mondo con il suo piano audace per una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la prima tappa verso ciò che è diventata l’Unione europea. In un discorso di tre minuti, Schuman pose le fondazioni di una casa europea nella quale vivono oggi, in pace, un mezzo miliardo di Europei in 28 (presto 27) nazioni, attaccate alla democrazia ed ai diritti umani.

La visione personale di Schuman era che l’Europa diventasse una “comunità di popoli profondamente radicata nei valori cristiani fondamentali”. “La democrazia sarà cristiana o non sarà”, egli scriveva. “Una democrazia anticristiana sarà una caricatura che sprofonderà nella tirannia o nell’anarchia.”

Gli Europei odierni possono vergognarsi di fronte ai riferimenti del Cristianesimo ed ai valori spirituali. L’allusione di Churchill della ‘sopravvivenza della civilizzazione cristiana’ può sembrare desueta in una società postcristiana. Ed il discorso di Schuman sulla ‘democrazia cristiana’ potrebbe essere coperto di ridicolo in tanti circoli odierni.

Tuttavia, Schuman e Churchill non erano delle voci isolate. Numerose personalità, ingaggiate nella redazione della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Convenzione europea dei diritti umani, ricavarono, in maniera consapevole, nella loro visione giudeo-cristiana del mondo, mentre cercavano di trovare un luogo comune con chi aveva altre convinzioni.

Il collega tedesco di Schuman, Konrad Adenauer, credeva che era ‘provvidenziale’ che quelli che erano al cuore di questo nuovo progetto fossero “animati dal desiderio di costruire un nuovo edificio dell’Europa sulle fondamenta cristiane.”

La dichiarazione secondo la quale le radici dell’Europa erano principalmente cristiane, è prevalentemente ignorata oggi. Tuttavia, pure l’ateo britannico, Richard Dawkins, ammette onestamente che non possiamo capire la storia europea senza capire il Cristianesimo e la Bibbia. Il filosofo secolare di primo piano, Jürgen Habermas, concede che non esiste nessun’alternativa all’etica giudeo-cristiana per ancorare la libertà, la solidarietà, l’emancipazione, la moralità, i diritti umani e la democrazia. Questi ideali erano l’eredità diretta dell’etica giudea di giustizia, egli afferma, e dell’etica cristiana dell’amore.

In altre parole, senza questa eredità biblica, non ci sarebbe l’Europa come la conosciamo, non ci sarebbe ne Unione europea, ne Nazioni unite.

 




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