La croce ridefinita

marzo 11, 2019

Gli europei non possono fare a meno della croce. Anche se, un po’ per consuetudine, siamo diventato ciechi alla croce e al messaggio sorprendente che contiene, può essere vista praticamente dappertutto.

Guardate intorno a voi. La vediamo su tante bandiere nazionali, su abbigliamenti sportivi nazionali, da ornamento intorno al collo, sulle giacche di pelle dei motociclisti, sui palazzi, sulle guglie delle chiese, sulle piazze, da tatuaggi, sulle segnaletiche d’ospedali, sui posti di pronto soccorso, sui kit medicali, nei dispensari, nei cimiteri, nei santuari, sugli emblemi delle corone, sui simboli ufficiali, sulle carte intestate ufficiali, e tanto ancora!

Anche in questo momento mentre scrivo quest’articolo vicino alla finestra del mio salotto ad Amsterdam, posso vedere sulla facciata della stazione centrale gli stemmi della città con i quali Amsterdam faceva commercio, certi di quelli erano stampati di croci. Un camion con una grande croce facendo la pubblicità di una catena di farmacie è appena passato. La bandiera rossa, nera e bianca d’Amsterdam con tre croci di Sant’Andrea sventola sopra l’albergo vicino. Il punto più alto di tutti i palazzi nel mio campo di visibilità è la croce barocca sul duomo della basilica San Nicola. Gli aerei della KLM volano sopra il mio appartamento prima di atterrare a Schiphol, con una croce sulla corona del logo della compagnia.

Che strano! Questo è un simbolo di uno strumento romano crudele di tortura e di morte. Com’è diventata un emblema così celebrato nel mondo occidentale? Come una croce può essere diventata un simbolo di guarigione, di speranza, di fede e d’identità?

La risposta è: attraverso un evento di quasi duemila anni fa – la morte di Gesù di Nazareth. Quest’evento, e soltanto quest’evento, ha trasformato questa temibile apparecchiatura d’agonia in un icona di speranza, di nuovi inizi, di restauro e di rigenerazione. La croce precedeva la risurrezione, la svolta della storia. I nostri calendari, ovviamente, sono ancora datati dalla nascita di quest’uomo-Dio destinato a quest’evento decisivo della storia umana.

Ridefinito

Gesù ha ridefinito la croce per sempre. E l’identità dell’Europa è stata plasmata da questo messaggio di guarigione, di perdono e di speranza. Dalla Georgia (la cui bandiera è fatta di cinque croci) e l’Armenia (il quale paesaggio contiene croci di pietre disseminate specificamente armene) all’Irlanda (il cui paesaggio contiene ugualmente croci celtiche disperse) e l’Islanda e le Fær Øer (le cui bandiere seguono quelle delle altre nazioni nordiche, tutte con una croce), il messaggio della croce fu finalmente adottato da virtualmente tutti i popoli europei.

Nonostante l’oblio deliberato dei tempi recenti, è questa storia, dell’uomo che risuscitò dopo esser stato torturato a morte su una croce, che è stata l’unico più grande fattore plasmando la società e la cultura d’Europa. È impossibile immaginare come sarebbe diventata l’Europa se Gesù non avesse mai vissuto. Malgrado le differenze culturali dei popoli vivendo nella penisola europea, questa è l’identità decisiva dell’essere europeo.

La perdita di quest’identità è il problema fondamentale degli europei e dell’Europa oggi. Domenica scorsa, ho ascoltato il celebre filosofo americano Francis Fukuyama che parlava della politica d’identità e della crisi di democrazia nel mondo occidentale. Il populismo non è stato soltanto il risultato di fattori economici e politici, egli argomentava. Ha parlato tanto del bisogno di dignità, di rispetto e d’uguaglianza e della minaccia che tanta gente percepisce di essere svantaggiata e di non essere rispettata. L’islamismo progredisce, diceva, e la crisi d’identità sperimentata da tanti giovani musulmani in Europa era la causa della loro radicalizzazione.

Miccia

Tuttavia, in generale pure gli europei hanno sperimentato una crisi d’identità ed provoca una crisi di democrazia in tutto il continente ed oltre. Una prospettiva secolarista non può comunque offrire una base sufficiente per l’identità, la dignità e l’uguaglianza. Può davvero questo venire da un incidente materialista di sostanza viscosa-più-tempo, dal quale tutto evolse dal nulla?

Come lo dice Larry Siedentop, quando Paolo dichiarò che in Cristo, non c’è né giudeo ne gentile, ne uomo ne donna, ne schiavo ne uomo libero, aveva acceso la miccia per una rivoluzione d’identità – non basata sullo statuto di sangue o sociale, ma sull’uguaglianza morale di fronte a Dio, e creata alla sua immagine. Questa comprensione ha aperto la via alle libertà che hanno fatto dell’Europa l’Europa, con un identità radicata in Cristo, anche se espressa imperfettamente nelle diverse forme di cristianesimo nel corso dei secoli.

Il rinnego della nostra identità storica comune, da popoli plasmati dalla storia di Gesù, e la comprensione della nostra identità da bambini dello stesso Creatore e Padre di tutti gli umani continua di minacciare il progetto europeo.

Ecco perché Robert Schuman diceva, sin dall’inizio di questo progetto, che aveva bisogno d’un anima: non poteva semplicemente essere un progetto economico o tecnologico. Ma ci sbagliamo quando ci aspettiamo che i nostri politici restaurino quest’anima. Non è la loro competenza. È il lavoro delle comunità di fede.




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