Sotto i nostri occhi

dicembre 9, 2019

Una piccola passeggiata dal luogo dove viviamo, di fronte alla Stazione Centrale d’Amsterdam, vi porta in vari luoghi associati alla tratta degli schiavi tra l’Africa occidentale e le Indie occidentali, il Brasile ed il Suriname. La città d’Amsterdam fu comproprietaria del Suriname, e delle riunioni sella Società del Suriname decidendo della sorte di varie migliaia di schiavi erano organizzate nel municipio.

Una volta tollerata dalle chiese e dalle istituzioni politiche, la tratta degli schiavi è oggi un imbarazzo per gli Olandesi liberali. Di recente, il Rijksmuseum ha annunciato che il termine ‘Età d’oro’ non sarà più usato per parlare del prospero seicento, perché non c’era niente ‘d’oro’ dietro alla ricchezza generata tramite il lavoro forzato. La schiavitù è diventata illegale in Olanda e nelle sue colonie nel 1863, ed è condannata a livello internazionale.

Eppure, oggi, sotto i nostri occhi, la schiavitù continua qui, nel cuore d’Amsterdam. Sebbene condannata dalla legge internazionale, dalle dichiarazioni dell’ONU e dell’UE, una tratta degli schiavi mondiale abusa 25 milioni di donne, di bambini e di uomini, più di mai prima nella storia, generando annualmente 150 miliardi € (!!) per le reti mondiali di trafficanti e di protettori. La maggioranza della tratta coinvolge lo sfruttamento sessuale di donne e di ragazzine, mentre il lavoro forzato in altri campi coinvolge tanti bambini.

La tratta degli schiavi è protetta dall’ignoranza e dall’indifferenza di persone come io e lei, dalla mancanza di volontà politica e da un atteggiamento falsamente ‘liberale’ rispetto ad altri esseri umani. L’argomento è secolare. Un filosofo del seicento ad Amsterdam affermava che la prostituzione era necessaria per proteggere le donne della città contro i settemila marinai sbarcando dalle 1500 navi ormeggiate nel porto della città.

Paradossalmente, la tradizione del ‘quartiere rosso’ fu inaugurata da membri della Oude Kerk (vecchia chiesa) d’Amsterdam, ormai al centro del famigerato quartiere della città Rosse-Buurt. Per proteggere le loro donne di essere molestate, insistevano che le case chiuse dovevano essere indicate con una luce rossa sopra la porta, una pratica ormai replicata nel mondo intero.

Corso?

Dovremmo essere fieri delle nostre città e paesi ‘liberali’ dove il ‘più vecchio mestiere’ è stato legalizzato e può essere praticato in totale apertura? Io e Romkje partecipavamo ad una riunione elettorale per il municipio d’Amsterdam dove una candidata femmina del partito liberale argomentava che la prostituzione era semplicemente un mestiere come un altro. “Quindi,” osservava una candidata cristiana, “dovremmo iniziare a dare corsi di prostituzione alle medie superiori?”

La settimana scorsa, dopo l’annuale Colazione di preghiera del Parlamento europeo a Bruxelles, ho partecipato ad una tavola rotonda sulla schiavitù moderna nella quale Amsterdam era particolarmente sotto esame. Insieme a vari esperti, compreso John Richmond, l’Ambasciatore americano per la tratta di persone, l’Inglese Jane Lasonder raccontò la sua storia di essere stata picchiata e abusata da un patrigno e di essere stata forzata nel mondo della prostituzione.

Jane chiese come si può legalizzare lo stupro quotidiano di donne che erano forzate, contro le loro volontà, ad avere una relazione sessuale con oltre venti uomini al giorno, anestetizzandosi con la droga, e detestando profondamente gli uomini sebbene spesso non osando lasciare il loro lavoro. Che tipo di liberalismo difende la libertà degli uomini di sfruttare delle donne vulnerabili? Cosa non funziona, lei chiese, in una società che tollera, come essendo di ‘larghe vedute’, la parata quotidiana di turisti, ed anche di bambini di scuole, di fronte alle finestre dove donne seminude si espongono per provare a raggiungere la loro quota quotidiana di clienti richiesta dai loro protettori? Legalizzare la prostituzione la rende giusta? Perché la società non è imbarazzata dalla tratta odierna di carne umana cosiccome lo è dal suo passato scuro?

Minacce

Lei parlava delle sue visite di donne dietro alle finestre di Amsterdam e come vide dei gruppi di bambini di scuole diretti dai loro insegnanti parlando della ‘nostra cultura aperta e colta’. Nel suo libro ‘Red Alert’ (Alerta rossa), Jane racconta il suo percorso attraverso i Paesi Bassi, l’Inghilterra e Israele, e parla di interviste (in gran segreto) con una dozzina d’altre donne forzate a lavorare nelle strade e dietro le finestre.

Nonostante le minacce di morte dai protettori, Jane insiste che queste storie devono essere raccontate per cambiare la mentalità pubblica. “Mi fa bollire il sangue!” diceva al pubblico a Bruxelles, che le fecce un’ovazione in piedi.

Prima della sua nomina politica, l’Ambasciatore Richmond ha vissuto per tre anni in India, combattendo la tratta di esseri umani nel settore non lucrativo, lavorando con International Justice Mission (Missione di Giustizia internazionale).

La schiavitù non diventò inaccettabile nel 1948 con la Dichiarazione universale dei diritti umani, diceva Richmond. Era inaccettabile in tutti i tempi. Per 4000 anni, egli diceva, certe forme di schiavitù legalizzate esistevano in tutti i paesi del mondo. Fu soltanto nel corso degli ultimi 220 anni, un piccolo frammento di tempo, che le nazioni iniziarono, l’una dopo l’altra, a riconoscere gli orrori della schiavitù e a varare leggi per frenare la tratta degli schiavi e per emancipare chi ne era vittima.

Questo cambiamento, egli continuava, iniziò con un piccolo gruppi di credenti pii. E può ancora capitare.




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