Un divorzio complicato

febbraio 3, 2020

Le lacrime abbondavano durante la separazione emozionante dei membri pro-Unione europea della delegazione britannica al Parlamento europeo questo mercoledì.

Mentre Nigel Farage dirigeva il suo partito anti-Unione europea in un addio provocante, agitando l’Union Jack, una reinterpretazione spontanea dell’Auld Lang Syne s’innalzò nell’assemblea circolare:

Should old acquaintance be forgot, and ne’er brought to mind?

Should old acquaintance be forgot, and auld lang syne?

(Le vecchie conoscenze dovrebbero essere dimenticate, e mai tornate in mente?

Le vecchie conoscenze dovrebbero essere dimenticate, e per un lunghissimo tempo?)

Per certi, intonare il canto tradizionale scozzese esprimeva la speranza che una Scozia indipendente possa un giorno ritrovare la sua via al Parlamento europeo. Niente di drastico è successo fin quando il divorzio della Gran Bretagna con l’Unione europea diventò un fatto a mezzanotte questo venerdì. Eppure, all’improvviso, tutto è diverso. Il punto di non ritorno è stato oltrepassato.

I divorzi sono quasi sempre complicato, e questo non fa eccezione. I prossimi undici mesi di negoziazioni intense e frenetiche determineranno quanto forte sarà questa Brexit. Il voto del referendum del 2016 vinto con il più piccolo margine mi sembrerebbe un voto per il più dolce di tutte le Brexit, ma questo non sembra essere il modo in cui la politica britannica opera.

I bambini soffrono abitualmente di più dai divorzi. Tanti giovani si sentono ormai fermati di appartenere ad una comunità più ampia da chi ha la nostalgia dei ‘buoni vecchi tempi’, quando Britannia regnava.

Troppo importante

Tuttavia, la Brexit ci costringe tutti a riflettere sul tipo d’Europa che vogliamo, e per i Cristiani, sul tipo d’Europa che Dio vorrebbe. Questo è un compito troppo importante per lasciarlo ai politici. Siamo tutti colpiti e siamo tutti coinvolti.

I partigiani della Brexit hanno ragione. Tutto non è buono nel cuore dell’Unione europea. Settant’anni fa, Robert Schuman scelse di perdonare e di accogliere la Germania proponendo la Comunità europea del carbone e del acciaio. Tuttavia, non sarebbe felice con tutto ciò che l’Unione europea rappresenta oggi.

Schuman insisteva dall’inizio che l’integrazione doveva essere graduale; che doveva essere trasparente; e che doveva essere democratica. Il progetto non doveva essere considerato principalmente come economico o tecnologico, egli enfatizzava: aveva bisogno di un anima.

Nel 1992, Jacques Delors, all’epoca presidente uscente della Commissione europea, disse ai dirigenti politici, civici e religiosi: “Se non abbiamo trovato un’anima, una spiritualità per l’Europa fra i prossimi dieci anni, i giochi saranno finiti.”

 ‘Stati Uniti d’Europa’

Quasi due decenni dopo la sua scadenza, sta diventando sempre più ovvio che la radice della malattia del progetto europeo è la mancanza d’anima, l’impoverimento spirituale. La visione di Schuman dell’umanità era di esseri spirituali e sociali, condivisa dai suoi colleghi, il Tedesco Adenauer e l’Italiano De Gasperi. Per lui, la gente, non l’economia, doveva essere centrale alla visione dell’Unione europea. La visione dell’Europa, la sua fonte vitale di valori, di senso e di solidarietà, era la comprensione cristiana di Dio, dell’umanità e della realtà: perdete questo e perderete l’Europa. La sua visione era per “una comunità di popoli (non di nazioni) profondamente radicata nei valori cristiani di base.”

Forse sorprenderà tanti che Schuman, Adenauer e De Gaspera costruirono su basi almeno parzialmente stabilite da Winston Churchill nel marzo 1946 in Missouri, quando dichiarò che “da Stettino sul mar Baltico fino a Trieste sull’Adriatico, una Cortina di Ferro è scesa attraverso il continente.” Indignando i Russi, turbando il presidente Truman e sollecitando una mozione di censura parlamentare, il suo discorso provocante chiamava anche per “una nuova unità in Europa dalla quale nessuna nazione doveva essere emarginata in permanenza.”

Sei mesi dopo a Zurigo, in Svizzera, Churchill sviluppò ulteriormente la sua idea. Per rimediare alla “serie di spaventose liti nazionalistiche” che avevano distrutto la pace in Europa, egli propose di “ricreare la Famiglia europea… e di darle una struttura nella quale poteva vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo costruire un tipo di Stati Uniti d’Europa.” Appena un anno dopo la fine della guerra, Churchill sorprese il suo pubblico quando propose la riconciliazione con la Germania sconfitta, e quando fece appello alla Francia e alla Germania di entrare in un partenariato per costruire un tipo di Stati Uniti d’Europa: “Dobbiamo tutti voltare le spalle agli orrori del passato e guardare al futuro.”

Dobbiamo di nuovo guardare al futuro. Dobbiamo riconoscere che il passaggio, nel corso degli anni, da fondamenta spirituali a fondamenta secolari, un passaggio contro il quale Schuman mise in guardia, ha minato la sostenibilità. Cosiccome il giurista eminente tedesco Ernst-Wolfgang Böckenförd osservava: “Lo stato liberale, secolare, vive in base a condizioni che non può garantire.”

“Un’Europa forte in un modo di sfide” è il tema dell’attuale presidenza croata dell’Unione europea. Ma un’Europa forte ha bisogno di base solida. Venite ad esplorare questo tema con noi nel Forum sullo stato dell’Europa di quest’anno a Zagabria, gli 8 e 9 maggio prossimi, per il settantesimo anniversario della Dichiarazione Schuman.




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