Celebrazione vibrante

aprile 30, 2019

L’ultimo fine settimana era Pasqua, ancora, almeno in Europa ortodossa e in altre chiese orientali. E gli Ortodossi sanno veramente celebrare Pasqua in grande stile.

In Romania la settimana scorsa, sono passato di fronte alla Cattedrale patriarcale a Bucarest dopo aver discusso della logistica al Palazzo patriarcale dove si terrà la Celebrazione della Giornata dell’Europa la settimana prossima.

In piedi in mezzo ad una piccola folla, guardavo stupefatto l’uscita dalla cattedrale di una trentina di vescovi ortodossi di tutto il paese vestiti nella gloria risplendente di Pasqua! (In un certo modo, avevo l’impressione che avevano fatto le loro spese nello stesso negozio.)

Gli europei occidentali sono sorpresi quando sentono parlare del dinamismo della fede dei rumeni, quaranta-quattro per cento di loro pregando quotidianamente, la più grande percentuale dell’Unione europea. La metà della popolazione va almeno una volta al mese in chiesa, una proporzione che solo i polacchi superano. Tre rumeni su quattro credono che la fede cristiana è importante per l’identità nazionale. Gli europei orientali, nonostante sono stati sotto dominio comunista per almeno quattro decenni, non hanno percorso la stessa strada di tanti europei occidentali che, negli anni sessanta, hanno abbandonato la chiesa nella quale erano cresciuti in modo ‘soffocante’.

Il mio tassista che mi portava all’aeroporto presto venerdì mattina, un giovane padre, parlava in modo disinvolto dell’importanza della religione e della fede in Dio e in Gesù Cristo. Mi diceva che appena sorgerebbe la luce del giorno, ci saranno lunghe code di macchine perché tutti lasceranno la città per celebrare Pasqua con la famiglia estesa. Sabato sera verso le 11, tutti andranno in chiesa per partecipare alla messa di Pasqua. Il traffico sarà fermato quando la gente riempirà i loro cestini alimentari con un agnello, dei dolci e del vino per il pranzo di Pasqua, aspettando a bordo strada che i preti passino e benedicano il cibo. In chiesa, tutti accenderanno una delle candele della chiesa per simbolizzare la Risurrezione di Gesù.

Qualcuno porterà la Luce Santa a casa, dove, al suo arrivo, faranno una croce sulla trave utilizzando il fumo della candela. Tradizionalmente, questo è per proteggere la casa dal male. La famiglia mangia poi un pane speciale chiamato ‘Pasca’, mangiato soltanto a Pasqua, fatto di grano fino e ornato con una croce. Un pranzo di Pasqua d’agnello seguirà, qualcosa che i rumeni non mangiano spesso.

Imperialista

Nell’Unione europea, c’è una grande diversità di atteggiamenti verso la chiesa e la religione. Troppo spesso comunque, gli occidentali ritengono che tutti gli europei hanno vissuto i cambiamenti sociali che l’ovest ha sperimentato negli anni sessanta. I cambiamenti radicali sul modo di capire le relazioni sessuali, la famiglia ed il matrimonio sono assunti di essere avvenuti in tutta l’Europa, ed i nuovi ‘valori’ emergenti sono ritenuti essere dei valori ‘europei’. Questo insinuerebbe che tanti rumeni non sono ‘europei’.

E quindi c’è un bisogno di dialogo, un ascolto bidirezionale, il nord e il sud, l’est e l’ovest, come lo faremo nel prossimo forum. L’espansione dell’Unione europea verso l’est non è stata armonizzata all’espansione della coscienza occidentale dell’est. Gli occidentali sono troppo spesso visti come arroganti ed imperialisti verso gli orientali che non accettano automaticamente il ‘nuovo’ come essendo migliore.

Prendete ad esempio la data di Pasqua. Quest’anno, gli occidentali hanno celebrato questo festival una settimana prima delle chiese ortodosse ed orientali. Quale occidentale potrà spiegare il perché? Gli orientali lo sanno molto bene. Questo ha a che fare con la storia, verso la quale noi, in occidente, abbiamo poco interesse. Non siamo tanto interessati nel passato come lo siamo per fare tabula rasa per plasmare i nostri futuri. Eppure, ci rendiamo poco conto del modo in cui il nostro passato ha già plasmato chi siamo e perché facciamo le cose in un certo modo.

Due calendari

Brevemente quindi: nel Concilio di Nicea nel 325, i dirigenti di quel che era all’epoca il mondo cristiano si sono concordati su una formula per celebrare Pasqua nella stessa data: la prima domenica dopo il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera (21 marzo); ma sempre dopo la Pasqua ebrea, perché Gesù e i suoi discepoli avevano celebrato la Pasqua la notte prima che fosse crocifisso.

Tuttavia, il calendario giuliano, che era utilizzato dal 45 a.C., era un calendario solare. La chiesa cattolica adottò il calendario gregoriano lunare nel 1582 per compensare la perdita dei giorni che si accumulavano in un lungo periodo. La maggioranza dei paesi hanno da allora seguito le stesse orme, ma le chiese orientali si sono tenute alla formula del Concilio di Nicea, quando Pasqua cade tra il 4 aprile e l’8 maggio. Per i cattolici, e per gli occidentali con loro, Pasqua cade tra il 22 marzo e il 25 aprile. A volte, le due Pasque cadono alle stesse date, come nel 2010, 2011, 2014 e 2017. Ma questo non capiterà prima del 2034!

Questo aggiunge alla sfida dell’unità con la diversità, una sfida richiedendo il dialogo e l’ascolto!




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