Il Muro cade

novembre 4, 2019

Il tredicesimo d’una serie sulla rivoluzione spirituale dietro alla caduta del comunismo, trent’anni fa.

Pochi lettori di meno di quarant’anni si ricorderanno del sentimento di choc e di stupefazione che si diffuse in tutta l’Europa occidentale e centrale esattamente trent’anni fa questa settimana, mentre gli schermi di televisione annunziavano in diretta che il Muro di Berlino era smantellato dalle folle euforiche dei due lati.

Eretto nel 1961, il Muro di Berlino era il simbolo emblematico dell’era della Cortina di ferro e della separazione dell’Est con l’Ovest, del comunismo con il capitalismo. Il muro ‘proteggeva’ il blocco dell’Est dagli elementi ‘fascisti’ ad Ovest cercando di sovvertire la ‘volontà del popolo’ di costruire lo stato socialista della RDT (Repubblica Democratica Tedesca). Le autorità comuniste lo chiamavano Antifaschistischer Schutzwall(il Bastione di protezione antifascista). Willy Brandt, all’epoca sindaco di Berlino Ovest, lo soprannominava il Wand der Schande, il Muro della vergogna.

Soltanto un ventesimo di una stima di 100000 persone avendo provato di evadersi scalando il muro riuscirono. Fino a 200 persone persero la vita nel tentativo.

Nel 1987, durante il 750° anniversario della città di Berlino, Ronald Reagan aveva parlato direttamente al suo omologo sovietico di fronte ad una folla enorme radunata alla Porta di Brandeburgo: “Segretario generale Gorbaciov, se lei cerca la pace, se lei cerca la prosperità per l’Unione sovietica e per l’Europa orientale, venga qui a questa porta. Egr. Gorbaciov, apra questa porta. Egr. Gorbaciov, abbatta questo muro!”

 ‘ancora 100 anni’

Ancora nel gennaio 1989, il dirigente della RDT Erich Honecker aveva dichiarato in modo provocante che “il Muro sarà in piedi ancora per altri 50 o 100 anni se le condizioni che avevano causato la sua costruzione non cambieranno.”

Tuttavia, ad agosto, le autorità austriache e ungheresi avevano iniziato a togliere la cortina di fili spinati, ispirando il Picnic paneuropeo e scattando la fuga di centinaia di persone verso l’altro lato del confine. Il movimento di preghiera e pace a Lipsia si era sviluppato per oltre sette anni, e nell’autunno del 1989, la Nikolaikirche (Chiesa San Nicola) straripava con migliaia di persone in piedi fuori.

Il 7 ottobre, mentre Honecker e Gorbaciov celebravano insieme il 40° anniversario della RDT a Berlino, dei disordini sociali si diffondevano dalle strade di Lipsia fino a Dresda ed altre città. La Stasi e la polizia arrestarono numerosi manifestanti. Nonostante le sue promesse di longevità del muro, Honecker durò appena dieci giorni di più prima di essere scaricato senza tante cerimonie. Il suo sostituto, Egon Krenz, promise una riforma politica nel suo discorso inaugurale, usando il termine Die Wende (significando ‘capovolgimento’).

Questo aiutò ad aprire ancora più le porte. Prima duecentomila, poi trecentomila persone manifestarono a Lipsia, mentre migliaia di persone manifestarono nelle strade di Magdeburgo, Dresda, Zwickau, Halle e Berlino, fra altre città.

 ‘No alla violenza’

In reazione agli assalti violenti della polizia contro i manifestanti pacifici nelle commemorazioni del 40° anniversario, fino ad un milione di persone si radunarono sull’Alexanderplatz di Berlino Est il 4 novembre, esigendo che le autorità rispettino le garanzie costituzionali di libertà di parola e di associazione. Organizzata da attori e datori di lavoro di teatro, fu una delle manifestazioni più ampie della storia della Germania dell’Est. I manifestanti provenienti da tutta la Germania dell’Est vi parteciparono, trasportando dei striscioni contenendo: ‘40 Jahre sind genu’ (40 anni, basta così) e ‘Bürgerrechte nicht nur auf Papier’ (Dei diritti civili, non solo sulla carta).

La Stasi, non sapendo se doveva vietare il raduno o sovvertirlo, aveva sparso dei rumori che i manifestanti progettavano di sfilare fino alla Porta di Brandeburgo al Muro di Berlino. Questo avrebbe dato un pretesto alle autorità d’intervenire con la forza. Gli organizzatori fornirono delle fasce gialle ai marescialli con le parole ‘Kein Gewalt !’ (‘No alla violenza!’) affinché potessero portarli. La televisione diffuse in diretta a tutta la nazione gli scherni ed i fischi accogliendo i rappresentanti del regime rivolgendosi alla folla durante la manifestazione lunga di tre ore.

L’8 novembre, tutto il politburo diede le dimissioni ed un comitato fu configurato per elaborare delle nuove leggi per i viaggi. Il giorno successivo, il 9 novembre, la bozza fu trasmessa in piena conferenza stampa ad un portavoce del regime, Günter Schabowski, che lesse debitamente il testo. (In retrospettiva, era apparentemente previsto che i visti dovevano ancora essere rilasciati.) Quando un giornalista incredulo chiese se questo significava che qualunque tedesco-orientale poteva attraversare il confine, Schabowski concordò semplicemente che era quello che il testo sembrava lasciar pensare.

Un pandemonio scoppiò. La notizia si propagò in un lampo. La gente, chi coi pigiama, confluì con le loro macchine Trabant fino ai punti di transito a Berlino, disorientando le guardie di frontiera che se ne lavarono le mani, indietreggiarono e lasciarono la folla euforica attraversare.

Altri scalarono sul muro ed iniziarono a distruggerlo con picconi. Delle persone di una nazione divisa iniziarono ad abbracciarsi, a piangere e a ballare insieme. Il Muro era caduto!

La riunificazione tedesca fu ufficialmente promulgata il 3 ottobre 1990.

Jeff Fountain

Direttore Centro Schuman




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