Una rivoluzione dei lavoratori

settembre 23, 2019

Il settimo d’una serie sulla rivoluzione spirituale dietro alla caduta del comunismo, trent’anni fa.

Due anni dopo che il Papa Giovanni Paolo II aveva celebrato la messa con centinaia di migliaia di compatrioti sulla Piazza della Vittoria a Varsavia, mi sono trovato nella capitale della Polonia per parlare in una conferenza studentesca.

Era il fine settimana della festa del lavoro nel 1981, quando la partecipazione obbligatoria alla parata annuale era stata sospesa. Poca attenzione era data alla parata. Invece delle folle si radunavano negli eventi organizzati dal sindacato Solidarność, un movimento che si era moltiplicato raggiungendo una quota d’aderenti di dieci milioni l’anno precedente.

Il primo peregrinaggio del Papa nel giugno 1979 era stato un momento decisivo. Nove giorni di eventi pubblici martellando i temi della verità, della dignità e dei diritti dell’uomo avevano rilasciato una nuova speranza per un futuro diverso. I polacchi si erano resi conto di “quanto ‘noi’, il popolo, eravamo numeroso e forte, e quanto ‘loro’, il regime, erano in piccolo numero e debole”. ‘Noi’ erano quelli che vivrebbero per la verità, per la dignità, per la solidarietà. ‘Loro’ erano quelli che trattavano gli umani come oggetti, unità di produzione, attrezzi dello stato.

La visita aveva posto le fondazioni per una rivoluzione morale che sarebbe stata effettuata da un popolo con una solidarietà ritrovata. La ‘solidarietà’, un pilastro dell’insegnamento cattolico sociale, derivando dalle origini comune della razza umana nel Dio Creatore, implicava che gli umani dovrebbero ricercare il bene comune della società.

Nell’agosto 1980, la forte crescita dei prezzi aveva provocato degli scioperi dei lavoratori, come prima nel 1956, nel 1970 e nel 1976, quando una repressione violenta aveva causato dei morti. Questa volta, a Danzica, i lavoratori erano raggiunti da intellettuali dissidenti. Guidati dall’elettricista di cantiere navale, Lech Wałęsa, un sindacato indipendente, illegale ed autonomo, Solidarność, emerse. Il diritto all’associazione volontaria per l’organizzazione della vita economica essendo stato dichiarato durante Vaticano II, Solidarność aveva il sostegno della chiesa cattolica.

Ottimismo

Per il regime comunista, Solidarność era doppiamente minaccioso. Non solo era un’unione indipendente in un sistema dove tutto era sotto il controllo dello stato, era anche un’unione di lavoratori ribellandosi contro un cosiddetto ‘stato dei lavoratori’. Esponeva la menzogna delle rivendicazioni comuniste di rappresentare i lavoratori.

All’inizio, il regime si sentì costretto, sotto la pressione pubblica, di riconoscere l’unione. Ma i capi sovietici del Cremlino erano molto meno divertiti e misero sotto pressione il governo polacco per restaurare la ‘normalità’.

Quando sono arrivato nel maggio del 1981, Varsavia era ancora immersa nell’ottimismo e la speranza. Dei cartelloni rosso e bianco di Solidarność erano affissi dappertutto. Il volto di Wałęsa, con i suoi baffi da tricheco, era diventato famoso nel mondo intero tramite i media.

Quando ho chiesto agli studenti euforici cosa farebbero se e quando i carri armati russi arriverebbero, ridevano e dicevano: “Gireremo semplicemente i cartelli stradali nell’altra direzione!” Per me e per il mio autista, Varsavia sembrava condannata a patire la stessa sorte di Budapest (1956) e di Praga (1968).

La mattina successiva, mentre facevamo collazione nella sala da pranzo d’un albergo, un piccolo gruppo d’uomini e di donne entrò e si sistemò intorno al tavolo vicino. Ho subito riconosciuto i baffi da tricheco al centro della conversazione. Qui era l’elettricista di cantiere navale che scuoteva tutto il mondo comunista con il suo circolo di consiglieri!

Resistenza

Mi sono trovato chiedendomi cosa gli accadrebbe. Sarà forse imprigionato, assassinato, o sparirà senza lasciare traccia? Di certo, aveva dei nemici nelle alte sfere. Esattamente due settimane dopo, questi nemici tentarono di assassinare Giovanni Paolo II a Roma.

Quando la legge marziale era stata dichiarata in Polonia sette mesi dopo, Solidarność fu proscritta e Wałęsa ed altri capofila furono imprigionati. Il partito comunista polacco continuava ad essere sulla difensiva, incapace di rispondere alla sfida morale. “Questo non è socialismo con un volto umano”, era stato osservato, “ma un comunismo con qualche dente estratto.”

Anni di lotta seguirono, nei quali la chiesa cattolica cresceva da chiesa della resistenza, offrendo delle oasi di resistenza non violenta, di conforto e di speranza. Il Padre Jerzy Popiełuszko iniziò una ‘Messa per la madre patria’ mensile dopo che la legge marziale era stata dichiarata, attraendo migliaia di persone non solo nella chiesa, ma fino a dodicimila persone in piedi fuori, certe volte nella neve. Egli sfidava le sue congregazioni dicendo: “Sceglierete il bene o il male, la verità o la menzogna, l’amore o l’odio?”

Due anni dopo, Padre Jerzy fu brutalmente assassinato. Nei suoi funerali, Wałęsa, ora liberato, esortò la gente di non essere provocata dalla violenza. La tomba di Popiełuszko diventò un santuario di peregrinaggio, un punto focale per il movimento nazionale di resistenza, di solidarietà e di non violenza.

Le visite del Papa nel 1983 (quando incontrò personalmente Wałęsa) e nel 1987 continuarono ad agitare a favore del riconoscimento diSolidarność, che fu finalmente raggiunto nel febbraio 1989.

Le porte erano ormai aperte per i candidati di Solidarność di partecipare alle elezioni e di guadagnare la stragrande maggioranza dei seggi parlamentari. Il consigliere di lunga data di Wałęsa, Tadeusz Mazowiecki, fu nominato primo ministro.

L’anno successivo, per completare la rivoluzione dei lavoratori, Lech Wałęsa diventò il primo presidente d’una Polonia democratica – qualcosa che non avrei mai osato immaginare quella mattina, nella sala da pranzo di Varsavia.

Jeff Fountain

Direttore Centro Schuman

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